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1°Maggio

Agli operai dei turni di notte, con le loro tute sporche di grasso e le mani stanche.

Ai lavoratori degli ospedali e delle ambulanze, che non si fermano perché per loro un minuto può fare la differenza.

Ai camionisti e autisti, perché guidare per certe strade è talvolta una roulette russa.

Agli impiegati di tutti gli uffici, che lavorano di giorno e di notte, che vorrebbero ogni tanto non sentirsi un tutt’uno con la sedia o il PC.

A chi lavora nei panifici perché per me realizza il prodotto più prezioso del mondo.

A chi lavora quando tutti sono in vacanza e si rilassano a tavola o in hotel, perché ha una pazienza rara.

A chi lavora nel commercio e nell’artigianato, perché non è facile trattare con il pubblico.

Agli operai dell’edilizia e dell’agricoltura, perché talvolta anzi troppo spesso rischiano la vita per un paese incapace di tutelarli.

Ai troppi morti sul lavoro, perché morire a lavoro è oltre ogni limite, oltre ogni dignità e logica.

A chi per il proprio lavoro lotta senza sosta, perché sa di aver subito un’ingiustizia, ma anche perché non accada a nessuno di sentirsi un numero o peggio ancora di troppo. Non siete soli. Non siamo soli.

A chi il lavoro lo cerca, dignitoso e in regola, per vivere e contribuire al futuro di questo paese, governato (si fa per dire) da troppo tempo da mediocri, incapaci di decidere, che tergiversano, fanno spallucce, trovano scuse, perché hanno perso per strada il senso di responsabilità, che fa di ogni essere umano una persona degna di tale definizione. Andate voi a casa.

A tutti quelli che lavorano per vivere e un po’ per sopravvivere.

Buon 1 maggio.

Magritte e l’amore malinconico

Una delle opere più rappresentative nel mondo dell’arte surrealista è senza dubbio quella di Magritte, Gli amanti, del 1928.
Attraverso due figure che sembrano baciarsi senza vedersi, coperti da due teli bianchi, Magritte ci racconta l’impossibilità di un amore incompiuto, forse malinconico, certamente difficile.

Colori in contrasto, teli bianchi come lenzuoli sembrano coprire quanto c’è realmente: un amore che va oltre quello che si vede in apparenza e si esprime nel profondo. Si esprime così una sorta di conflitto tra ciò che è nascosto e ciò che è apparente, come in un gioco continuo di contrasti e difficoltà a comunicare.

Questo essenzialmente il pensiero e gli intenti di Magritte, che lui stesso a proposito di quest’opera, oggi conservata al MOMA di New York, dichiarò: “C’è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente.”

Un cortometraggio Barilla

Un bellissimo esempio di nuovi linguaggi e comunicazione ce lo offre ancora una volta Barilla, con questo cortometraggio che racconta le origini della carbonara.

Raccontare delle storie con un filo logico, coerentemente con il brand e i prodotti dell’azienda è o dovrebbe essere il nuovo modo di comunicare. Ormai c’è talmente tanto che è inutile proporre sconti e dire di continuo quanto siamo stati bravi, ma raccontare con degli elementi di novità e di qualità può fare la differenza non solo in termini di identità del marchio, ma anche per trasmettere dei messaggi che facciano riflettere, densi di significato.

Bravi.

Non è per sempre

Come nel brano Non è per sempre degli Afterhours tutto finisce anche il buio più pesto.
Se c’è una cosa che questo periodo ha insegnato è una resistenza incrollabile e un lento ritorno alla vita.

Comunicazione pubblicitaria

Non ci avevo pensato. Non avevo colto l’errore o meglio gli errori nella Campagna di Comunicazione di Chinotto Neri che non ripropongo per ragioni etiche. Uscita in occasione della festa del papà sta facendo molto discutere per i contenuti e per la grafica.

Pensare di essere i più creativi e giocare con il doppio senso sempre e comunque non va bene. Nel mondo della pubblicità non sempre si può osare o giocare a fare i creativi. Quando lo si fa ed è molto difficile esserlo, bisogna farlo con competenza e giudizio. Se si usa il doppio senso bisognerebbe farlo contestualizzandolo, non come se si fosse al bar. E senza volgarità. Questo è quanto.

Quarantine

Siamo tutti sulla stessa barca. Non credo. Se hai uno yacht e io una barca a remi, no, non siamo tutti sulla stesssa barca. Del resto stare a casa è bello, ma se intorno hai tutte le comodità e gli spazi è un conto, se hai una famiglia e vivi in 50 mq è diverso. E poi non siamo tutti sulla stessa barca solo quando fa comodo. Se fossimo tutti sulla stessa barca saremmo tutti trattati allo stesso modo.

Eroi. I medici e tutto il personale sanitario, i volontari, la protezione civile. Fanno il loro lavoro e anche di più, insieme a tanti altri, gli insegnanti, gli operai, gli impiegati delle aziende di trasporti e altri che non si sono mai fermati. Andrebbe ricordato più spesso e non solo nelle emergenze o perché agiscono in un contesto urgente, che lascia poco spazio all’improvvisazione. Se la Sanità fosse stata privata chi è ricco avrebbe potuto curarsi, chi è povero no. Pensiamoci.

Andrà tutto bene. Non è vero. E non è vero perché andiamo incontro a braccia aperte a una crisi economica più grave della precedente, sarà tutto fermo e ripartire non sarà semplice. Forse è ora di iniziare a fare i conti.

Lombardia. Il primo allarme su questo virus è dello scorso 8 gennaio 2020. Io spero che in Lombardia dopo questa emergenza, Attilio Fontana, Beppe Sala, Giorgio Gori e tutti gli altri abbiano il coraggio di dimettersi. Di dire: “Signori ho fatto degli errori gravi. Non ho saputo gestire questa emergenza. Dovevo chiudere tutto e prima”. #Milanononsiferma è stata un’idea folle. Un errore comunicativo imperdonabile e non si può nemmeno dare la colpa a Rocco Casalino, un po’ perché di colpe ne ha già tante, un po’ perché non c’entra davvero nulla. Arriverà anche il momento delle responsabilità e si spera arrivino presto anche le elezioni.

Operai: “Ecco, io sono una vite. Io sono una cinta di trasmissione, io sono una pompa! E non c’ho più la forza di aggiustarla, la pompa adesso! Io propongo subito di lasciare il lavoro. Tutti!”. Così diceva Lulù Massa nel film di Elio Petri “La classe operaia va in paradiso”. Un grande Gian Maria Volontè. Avrebbero dovuto fermarsi per primi gli operai e dovrebbero fermarsi per un bel po’, perché Confindustria, in tutta questa storia, ha molte responsabilità, molto gravi. E sono responsabili di morte e di dolore, ancora una volta. Scomparissero per sempre. E su questo non ci sono sconti, né discussioni e nemmeno opinioni. O almeno io non le accetto.

Controllo. Flash mob e caccia all’uomo dalle finestre sono diventati preoccupanti. Questa necessità di trovare un colpevole oltre noi mi lascia perplessa e mi dice molto sulla voglia di regime che hanno alcuni. E poco importa se fino a ieri ero quello che “Ma non bisogna fermarsi” mentre adesso “Ho visto una che andava a comprare solo il pane, non va beeeeneeee.” E fino a quando inoltre qualcuno sarà così egoista da pensare “Se proprio si deve ammalare qualcuno, ammalati tu e non infettare gli altri eh” non credo andremo molto lontano.

Smart working. L’alienazione totale dell’individuo. Tra poco non ricorderemo la faccia dei colleghi, il suono della loro voce, l’impegno di ogni giorno. Mi rattrista molto non potermi confrontare, non incontrare uno sguardo di intesa. Non poter condividere decisioni. O farlo solo a distanza. Mi fa soffrire tentare di spiegarmi in email lunghe e farraginose, che forse non verranno capite e rallenteranno problemi che si possono risolvere in pochissimo tempo.
Precisazione. Lo smart working non è nato per far risparmiare i genitori sulla baby sitter. Se hai un figlio, non puoi lavorare e contemporaneamente badare ai bambini. Non è fattibile. Bisogna organizzarsi e bisognerebbe dare sostegno concreto alle famiglie, ai genitori che lavorano, altro che 600 euro per la baby sitter. Molto di più.

Solitudine. Sentirsi soli è triste, stare soli e sentirsi soli è ancora più triste. C’è chi era in difficoltà prima e adesso vede il buio dentro e intorno. Le istituzioni li hanno dimenticati ma il supporto di personale qualificato dovrebbe essere garantito a tutti.

Le parole che ricorderò.

Learnn per la formazione online

Una piattaforma di formazione online davvero interessante si è rivelata Learnn. Ricca di contenuti, corsi, webinar, suggerimenti per chiunque lavori nel settore della comunicazione digitale e desideri approfondire temi legati al mondo UX, Copywriting, digital e molto altro ancora o anche semplicemente tenersi aggiornato.

Esiste un’app da scaricare con cui poi si può accedere a tutte le proposte.

Davvero utile.

[Quarantena]

Siamo tutti sulla stessa barca. Non credo. Se hai uno yacht e io una barca a remi, no, non siamo tutti sulla stesssa barca. Del resto stare a casa è bello, ma se intorno hai tutte le comodità e gli spazi è un conto, se hai una famiglia e vivi in 50 mq è diverso. E poi non siamo tutti sulla stessa barca solo quando fa comodo. Se fossimo tutti sulla stessa barca saremmo tutti trattati allo stesso modo.

Eroi. I medici e tutto il personale sanitario, i volontari, la protezione civile. Fanno il loro lavoro e anche di più, insieme a tanti altri, gli insegnanti, gli operai, gli impiegati delle aziende di trasporti e altri che non si sono mai fermati. Andrebbe ricordato più spesso e non solo nelle emergenze o perché agiscono in un contesto urgente, che lascia poco spazio all’improvvisazione. Se la Sanità fosse stata privata chi è ricco avrebbe potuto curarsi, chi è povero no. Pensiamoci.

Andrà tutto bene. Non è vero. E non è vero perché andiamo incontro a braccia aperte a una crisi economica più grave della precedente, sarà tutto fermo e ripartire non sarà semplice. Forse è ora di iniziare a fare i conti.

Lombardia. Il primo allarme su questo virus è dello scorso 8 gennaio 2020. Io spero che in Lombardia dopo questa emergenza, Attilio Fontana, Beppe Sala, Giorgio Gori e tutti gli altri abbiano il coraggio di dimettersi. Di dire: “Signori ho fatto degli errori gravi. Non ho saputo gestire questa emergenza. Dovevo chiudere tutto e prima”. #Milanononsiferma è stata un’idea folle. Un errore comunicativo imperdonabile e non si può nemmeno dare la colpa a Rocco Casalino, un po’ perché di colpe ne ha già tante, un po’ perché non c’entra davvero nulla. Arriverà anche il momento delle responsabilità e si spera arrivino presto anche le elezioni.

Operai: “Ecco, io sono una vite. Io sono una cinta di trasmissione, io sono una pompa! E non c’ho più la forza di aggiustarla, la pompa adesso! Io propongo subito di lasciare il lavoro. Tutti!”. Così diceva Lulù Massa nel film di Elio Petri “La classe operaia va in paradiso”. Un grande Gian Maria Volontè. Avrebbero dovuto fermarsi per primi gli operai e dovrebbero fermarsi per un bel po’, perché Confindustria, in tutta questa storia, ha molte responsabilità, molto gravi. E sono responsabili di morte e di dolore, ancora una volta. Scomparissero per sempre. E su questo non ci sono sconti, né discussioni e nemmeno opinioni. O almeno io non le accetto.

Controllo. Flash mob e caccia all’uomo dalle finestre sono diventati preoccupanti. Questa necessità di trovare un colpevole oltre noi mi lascia perplessa e mi dice molto sulla voglia di regime che hanno alcuni. E poco importa se fino a ieri ero quello che “Ma non bisogna fermarsi” mentre adesso “Ho visto una che andava a comprare solo il pane, non va beeeeneeee.” E fino a quando inoltre qualcuno sarà così egoista da pensare “Se proprio si deve ammalare qualcuno, ammalati tu e non infettare gli altri eh” non credo andremo molto lontano.

Smart working. L’alienazione totale dell’individuo. Tra poco non ricorderemo la faccia dei colleghi, il suono della loro voce, l’impegno di ogni giorno. Mi rattrista molto non potermi confrontare, non incontrare uno sguardo di intesa. Non poter condividere decisioni. O farlo solo a distanza. Mi fa soffrire tentare di spiegarmi in email lunghe e farraginose, che forse non verranno capite e rallenteranno problemi che si possono risolvere in pochissimo tempo.
Precisazione. Lo smart working non è nato per far risparmiare i genitori sulla baby sitter. Se hai un figlio, non puoi lavorare e contemporaneamente badare ai bambini. Non è fattibile. Bisogna organizzarsi e bisognerebbe dare sostegno concreto alle famiglie, ai genitori che lavorano, altro che 600 euro per la baby sitter. Molto di più.

Solitudine. Sentirsi soli è triste, stare soli e sentirsi soli è ancora più triste. C’è chi era in difficoltà prima e adesso vede il buio dentro e intorno. Le istituzioni li hanno dimenticati ma il supporto di personale qualificato dovrebbe essere garantito a tutti.

Le parole che ricorderò.

Gli acquerelli di Rocco Lancia: la preziosa arte delle cose semplici

Quella di Rocco Lancia non è solo una forma d’arte contemporanea che arriva da tanta esperienza e conoscenza approfondita ma è anche capacità creativa, possibilità di reinventarsi sempre, ricominciare ogni volta.

Un mondo, quello delle opere di Rocco Lancia, fatto di colori vivaci come nella linea Fluo, di tinte più calde come nelle opere della collezione Gold&Black passando attraverso l’oggettistica.

Quest’ultima ha riscosso ampi consensi molto di recente, in quello che è il suo store innovativo e al passo con i tempi. Un modo nuovo di far arrivare l’arte nelle case di la ama davvero. E di chi ama nutrire il proprio animo con le tinte, i colori, l’oggettistica di un artista eclettico come Rocco.

Alla varietà di opere si aggiunge questa collezione di disegni e acquerelli: esercizi a ruota libera, in cui ritrovare leggerezza ma anche autenticità, semplicità e guizzi di colore, come i tempi in cui viviamo.

I disegni e gli acquerelli sono disponibili online, sullo store e a costi davvero accessibili.
Ecco la sezione del suo store dedicata agli acquerelli:

Rocco Lancia disegni e acquerelli

Il contenuto cambia e io non mi sento tanto bene

Interessante come il mondo della comunicazione digitale stia correndo a doppia velocità, discostandosi e di molto da quello che era un tempo: siti e blog, articoli su siti verticali che ci suggerivano, raccontavano, descrivevano un modo. La scrittura pura va scomparendo per lasciare il posto a video, contenuti accattivanti caratterizzati da un denominatore comune: la sintesi.

Non è più il tempo dei trattati filosofici e nemmeno di articoli lunghi ma di una narrazione finalmente più breve, più ariosa e di sicuro più immediata.

Lo ha capito bene IKEA, come ci suggerisce un articolo (breve anche questo) su Brand News, il magazine online che offre sempre spunti interessanti sul mondo della pubblicità e della comunicazione.